Sembra il consiglio di qualcuno che non ha mai giocato a biliardo. Invece è geometria.

Immagina la scena: hai la palla davanti, la buca perfettamente visibile e una traiettoria che sembra persino facile. Il cervello suggerisce una soluzione molto ragionevole: «Deve andare lì? Allora miro lì».

Ed è esattamente così che inizi a sbagliare.

Per mandare una palla in buca, infatti, non devi semplicemente puntare verso la buca. Devi immaginare dove dovrà trovarsi il centro della palla bianca nel momento dell’urto, in modo che la palla colpita parta nella direzione che vuoi tu.

Quindi guardi un punto, miri da un’altra parte e ottieni una traiettoria verso un terzo punto.

Perfettamente sensato. Se sei un triangolo.

E quando entrano in gioco le sponde, la faccenda diventa ancora più interessante: compaiono angoli, riflessioni geometriche e trigonometria. Poi la realtà decide di complicare il compito aggiungendo attrito, rotazione, effetto, deformazioni negli urti e perdite di energia.

Morale?

Quella trigonometria che durante la preparazione alla Maturità sembra esistere soltanto per chiederti seno e coseno di angoli improbabili, in realtà descrive qualcosa che il tuo cervello prova a fare ogni volta che impugni una stecca.

La matematica non ti farà necessariamente vincere a biliardo.

Ma può spiegarti, con precisione imbarazzante, perché hai appena sbagliato.