Il 15 luglio 1799, durante i lavori in un forte vicino a Rosetta, in Egitto, il soldato francese Pierre-François Bouchard trovò una pietra nera ricoperta di iscrizioni.

Era la Stele di Rosetta, destinata a diventare il "Google Traduttore" del mondo antico.

La parte più divertente? Tre dettagli.

1. Il contenuto era noiosissimo. Niente formule magiche o misteri dei faraoni: era un decreto del 196 a.C. che celebrava Tolomeo V e confermava privilegi e agevolazioni ai templi. In pratica, abbiamo decifrato i geroglifici grazie all'equivalente di una cartella esattoriale con un po' di propaganda.

2. Era scritto in tre lingue: geroglifico, demotico e greco antico. Proprio questo permise di confrontare i testi e, anni dopo, di capire come funzionavano i geroglifici.

3. Nel 1822 Champollion capì che i geroglifici erano anche fonetici, corse dal fratello gridando «Je tiens l'affaire!» ("Ce l'ho fatta!") e svenne per l'emozione.

La parte più bella? La Stele di Rosetta da sola non bastava. È stato necessario osservare schemi, confrontare simboli e formulare ipotesi. In fondo, è lo stesso modo di ragionare che usiamo ogni volta che risolviamo un problema di matematica.